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scena del Film A viagem de Pedro

A Viagem de Pedro – 2022 (96’)    

Regia: Laís Bodanzki

Sceneggiatura: Lais Bodanzky, Luiz Bolognesi, Laura Malin, Chico Mattoso

Produzione: O Som e a Fúria, Biônica Filmes (BR), Buriti Filmes (BR), Sereno Filmes (BR)

Fotografia: Pedro J. Márquez

Musica: Plínio Profeta

Interpreti: Cauã Reymond, Victória Guerra, Rita Wainer, Luise Heyer, Francis Magee, João Lagarto, Luísa Cruz, Isac Graça, Isabél Zuaa, Celso Frateschi

Il bicentenario dell’indipendenza del Brasile non può che essere l’occasione istituzionale per accostarsi ad un’opera come A Viagem de Pedro, film che rimanda a vicende poco conosciute in Italia, legate alla figura dell’imperatore Pedro I. Il viaggio è quello intrapreso da Pedro I verso il Portogallo al fine di combattere la pretesa al trono lusitano del fratello Michele e di insediarvi invece la propria figlia. In realtà di tutto ciò non avremo affatto una compiuta ricostruzione a uso dello spettatore mosso da interessi storiografici, e nemmeno siamo di fronte ad una pellicola ascrivibile al canone del film in costume tradizionale: Laís Bodanzky ha dichiarato esplicitamente di aver voluto mettere al centro dell’attenzione la vita interiore del protagonista, fino a cercarne una via di accesso attraverso l’inconscio. Il viaggio sulla fregata inglese Warspite del 1831 diviene qui un accidentato percorso alla ricerca di sé del protagonista, sfruttando una lacuna nei documenti d’archivio (esiste un diario di bordo, ma non è stato possibile consultarlo) che viene ribaltata in opportunità di libertà creativa. Il film si apre e si chiude circolarmente, con la domanda di quanto l’immagine pubblica di eroe col mito di Napoleone – fino a diventare “statua, un pezzo di pietra in una piazza” – comporti un prezzo in termini esistenziali; questo è lo spazio in cui si muove l’interrogazione interpretativa di Laís Bodanzky.

Il suo sguardo decostruisce così l’immagine dell’imperatore, figlia della cultura machista tradizionale, che viene rivista in prospettiva critica e alla luce delle incertezze dell’uomo contemporaneo: vedi il rilievo dato al ruolo delle donne e al sapere anche corporeo femminile rispetto al conclamato dongiovannismo di Pedro, e proprio il rapporto tra sessualità e potere è una delle ossessioni ricorrenti. Altra occasione per uno sguardo obliquo è il tema della cultura nero-africana, tra pratica schiavista, fascinazione e senso di minaccia, una delle componenti del multiverso etnico-linguistico che sulla nave già prefigura il carattere proteiforme dell’identità brasiliana tutt’oggi. Una Babele non ecumenica o conciliata, viene anzi sottolineato come l’imporre una lingua quale strumento di comunicazione sia tra le prime forme di esercizio di potere.

È però soprattutto la costruzione dello spazio in cui questo Pedro, dal volto a tratti smarrito, si muove, tra gli anfratti claustrofobici dove l’acqua scrosciante è indice di perturbamento di contro all’immensità blu dell’Oceano Atlantico, a costituire uno dei motivi di maggior fascino di quest’opera.  La Warspite e il suo viaggio, dopo una prima parte più tradizionale dove emerge la ricerca di rigore filologico (i costumi, gli oggetti), diventano progressivamente un luogo della mente di Pedro, con il suo caos, i suoi demoni e i suoi deliri. Tutto questo avviene in una messa in scena sempre più visionaria e onirica, sottolineata nel sonoro dal passaggio dalle notazioni pianistiche all’uso dell’elettronica e all’incombere delle percussioni. Il montaggio, i violenti stacchi tra una scena e l’altra nell’ellissi delle contestualizzazioni ed il trapassare dai flashback alle intersezioni temporali dove il Pedro in viaggio (non l’eroe ufficiale della Storia, ma un “morto-vivo”) torna a ripercorrere o immagina momenti e situazioni decisive della sua vita sono elementi linguistici essenziali nello svelare le ambizioni autoriali di un’opera ad alta densità segnica ed emotiva.

Marco Palazzini

Film in programma il 6 luglio 2022 – Cineteca Milano Arlecchino.