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King Kong en Asunción – 2020 (90’)

 Regia: Camilo Cavalcante

Sceneggiatura: Camilo Cavalcante, Natalia Borges Polesso, Lilian Sosa

Produzione: Eduardo Lurnel, Neusa Rodrigues, Carol Vergulino

Fotografia: Camilo Soares

Musica: Shaman Herrera

Interpreti: Andrade Júnior, Ana Ivanov, Juan Carlos Aduviri, Fernando Teixeira, Ede Colina, Maycon Douglas, Adriana Figueredo, Lucrecia Carrillo, Georgina Genes, Maria de Jesus Baccarelli

Torna ad Agenda Brasil, dopo l’apprezzatissimo – da critica e pubblico, era il 2014 – esordio nel lungometraggio di finzione A História da Eternidade il regista pernambucano Camilo Cavalcante, con un lavoro che ha attraversato il difficile momento della pandemia, tornando carico di riconoscimenti da vari Festival d’oltreoceano: King Kong en Asunción. Nel gioco consonanze/differenze è utile sottolineare come gli scarti serbino comunque il nucleo di quella che si può già delineare come una poetica autoriale.

In A História da Eternidade, in un racconto dalle cadenze atemporali, avevamo una rigorosa unità di luogo, uno sperduto punto del Nordeste dove figure femminili, che incarnavano le tre età della vita, vivevano l’amore in forme diverse, il cui comune destino di fallimento lasciava comunque spazio al possibile.

King Kong en Asunción si muove su un registro filmico apparentemente divergente in termini di “genere”, con toni che dall’incipit Western (certo anomalo, ma col classicissimo uso di campi lunghi: qui comunque tutto è stato detto…) per trapassare nel Road Movie come viaggio esistenziale (idem). Una prima chiave di lettura è nella colonna sonora, che dai temi fisarmonicisti di matrice est-europea di História passa ad una varietà di temi, dal latino all’anglo-pop e oltre, sempre comunque sotto il segno della malinconia e dell’evocazione. O Velho – King Kong, killer a fine carriera dal corpo disfatto, alla ricerca di “pace” e “quiete”, è in realtà anche lui a caccia d’amore (sebbene poco immune dal relativo “veleno”), esattamente come il mostro-icona issatosi sull’Empire State Building, qui letteralmente citato e virato in grottesco in una scena di bordello. Le stazioni del peregrinare sulla strada del Velho (uno straordinario Andrade Júnior, deceduto quando il film era ancora in fase di montaggio) passano per bar, casini, l’unico vero amico, l’unico vero amore abbandonato e la madre della figlia mai conosciuta (che lo rifiuta: “devi avere pazienza” lo avverte la madre) in un incessante camminare ripreso con un’insistenza volutamente noncurante della fluidità narrativa, per tornare infine sulla strada, con una domanda di redenzione che King Kong chiede innanzi tutto a sé  stesso.

Se il futuro rimane aperto, i flash back sono invece demandati a rendere ragione della ferita ancestrale che lo ha visto da adolescente scampare miracolosamente allo sterminio della famiglia, secondo i modi di quegli eccidi agrari che non sono stati rari in Brasile. Perché non del solo tormento individuale di un killer professionista, assediato in sogno dai morti di sua mano che gli chiedono conto, ci vuole parlare Cavalcante, attraversando Bolivia e Paraguay, del destino di violenza, oppressione e depredamento (in primis culturale) che ha scritto la Storia dell’America latina, senza dimenticare la ripresa di temi quali il razzismo e il maschilismo, ben presenti nell’opera precedente. La camera segue il viaggio del protagonista alternando piani ravvicinati a campi lunghi e lunghissimi che inquadrano i luoghi di questa America, le sue periferie desolate o la stupefacente bellezza della Salina de Uyuni, deserto di sale boliviano dove avviene, nell’incipit, l’ultimo assassinio su commissione (il solo che vedremo) di King Kong: una conferma del talento visivo e della capacità di Cavalcante di trovare e ricreare immagini di grande suggestione, ben presenti già nel lungometraggio d’esordio.

E ai tempi mitici di A História si riallaccia a ben vedere l’onnisciente voce fuori campo della Morte, che recita in lingua Guarany, con effetto al contempo lirico e straniante, un testo scritto da Natalia Borges Polesso sulla base di appunti del regista.  Al secondo lungometraggio di fiction Camilo Cavalcante sta declinando quello che sempre più appare il nucleo di una poetica fortemente personale.

Marco Palazzini

Film in programma il 7 luglio 2022 – Multisala Eliseo